Avevano paura. Invece volevano la stessa cosa.
Prima c'era solo il vento delle loro gesta. Poi si toccarono, e fu magia. Qualcosa esplose. Qualcosa si fermò.
Piano piano, iniziarono a ricercarsi. Le scuse si stavano trasformando in qualcosa in cui poter credere, mentre il loro tocco faceva venir meno i pensieri.
Erano partite dove le parole non erano riuscite ad arrivare. Ed erano saltate dove mai parole sarebbero arrivate.
Ogni carezza era una sensazione nuova. Non l'avevano mai fatto.
Non riuscivano a stare ferme. Che banale. Non sarebbe mai bastato, eppure bastava anche troppo.
Erano diventate il centro del mondo. Non c'erano cuori né respiri a disturbare. Non c'era più niente.
Impararono a stare ferme. A farsi attraversare.
Che incantesimo, lasciarsi. Per poi ogni volta riavvicinarsi lentamente. Quasi che farlo in fretta potesse invitare il tempo a travolgere tutto. Stavano costruendo una catena di presenti. Ogni anello era vissuto intensamente. Scavavano a fondo in ogni momento. Con delicatezza, per non rompere niente.
Era come se avessero il sentore che fosse troppo bello. Una nell'altra, si proteggevano dalla consapevolezza delle cose che passano. E si stringevano strette, mentre il timore di perdersi si intrecciava con la forza di chi vuole sempre di più.
Poi tornavano a giocare, spensierate.
Stanche si addormentarono, sognando l'eternità.
© 1990-1993 Michele C. Battilana