11 - Mani

Avevano paura. Invece volevano la stessa cosa.

Prima c'era solo il vento delle loro gesta. Poi si toccarono, e fu magia. Qualcosa esplose. Qualcosa si fermò.

Piano piano, iniziarono a ricercarsi. Le scuse si stavano trasformando in qualcosa in cui poter credere, mentre il loro tocco faceva venir meno i pensieri.

Erano partite dove le parole non erano riuscite ad arrivare. Ed erano saltate dove mai parole sarebbero arrivate.

Ogni carezza era una sensazione nuova. Non l'avevano mai fatto.

Non riuscivano a stare ferme. Che banale. Non sarebbe mai bastato, eppure bastava anche troppo.

Erano diventate il centro del mondo. Non c'erano cuori né respiri a disturbare. Non c'era più niente.

Impararono a stare ferme. A farsi attraversare.

Che incantesimo, lasciarsi. Per poi ogni volta riavvicinarsi lentamente. Quasi che farlo in fretta potesse invitare il tempo a travolgere tutto. Stavano costruendo una catena di presenti. Ogni anello era vissuto intensamente. Scavavano a fondo in ogni momento. Con delicatezza, per non rompere niente.

Era come se avessero il sentore che fosse troppo bello. Una nell'altra, si proteggevano dalla consapevolezza delle cose che passano. E si stringevano strette, mentre il timore di perdersi si intrecciava con la forza di chi vuole sempre di più.

Poi tornavano a giocare, spensierate.

Stanche si addormentarono, sognando l'eternità.


© 1990-1993 Michele C. Battilana