Era notte intorno al castello. Dentro c'erano luci e suoni di festa. Il giovane era solo, nel grande parco, sotto al cielo stellato. Era meno solo in mezzo agli alberi che in mezzo alla gente.
Il suo atteggiamento era nel contempo masochista e ottimista. Per esperienza sapeva che non aveva senso rimanere a tutti i costi fino all'ultimo. Non era mai successo nulla per cui fosse valsa la pena attendere l'alba. Ma in una parte di lui continuava a vivere il fascino infantile della parola festa. Si stava chiedendo se da bambino si fosse mai divertito, alle feste. Allora non si poneva certo il problema, gli sembrava scontato divertirsi.
Prima ancora che gli altri iniziassero a diventare uomini, lui si era gi� assegnato una missione da compiere. Anno dopo anno, mentre gli altri gli ballavano davanti, lui continuava a rimanere fermo ai bordi delle piste, pieno di s� e con aria superiore. Era la parte di lui che passava ore in un corpo fatto macchina tra le macchine. Quella parte in grado di costruire mondi dal nulla, senza smettere di lottare fino al raggiungimento degli obiettivi. Le coppie si formavano e si scioglievano davanti a lui, sempre solo. Per quanto avesse voluto entrare in quel mondo di cui non aveva le chiavi, riusciva a essere soddisfatto per loro.
Rimaneva comunque una sottile speranza che qualcosa di stupefacente potesse accadere. Ritorn� verso il castello. Il suo passo era deciso, le mani dietro alla schiena, il volto impassibile dietro a una maschera d'acciaio.
La cucina stava sfornando i dolci e la frutta. Si diresse verso la fonte di quello sciamare di persone. Prese una coppa di fragole con panna.
Preferiva tenere sempre qualcosa in mano, quando stava tra la gente. Se non gli dava una meta, quella coppa ricoperta di panna sembrava almeno giustificare la sua presenza.
Tutti sembravano felici. Qualcuno lo era, molti non lo erano. Lui era quello che sembrava: una macchina da guerra.
Incrociava occhi che facevano finta di guardare. Non c'era bisogno di evitarli. Vedeva uomini a cui la vita non bastava mai. Uomini che cercavano fuori quello che non avevano trovato dentro. Uomini che si affidavano alla musica per coprire la confusione che li tormentava. Vedeva facce vissute. Facce macchiate dalla vita. Facce ricoperte di vita. Facce annoiate dalla vita. Facce soffocate dalla vita. Facce morte stampate su corpi che si agitavano sforzandosi di ostentare vita.
Aveva camminato di stanza in stanza facendo finta di cercare qualcosa. In quel vagare continuo aveva preso la quarta coppa di fragole con panna. Decise di fermarsi vicino al gruppo di musicisti per godersi con calma quella coppa.
All'improvviso gli apparve una ragazza. Era vestita di blu. Aveva i capelli sciolti. Era molto bella. La sua faccia era viva. I suoi occhi guardavano lui.
"Ciao."
Poteva essere l'inizio di un sogno. Lei poteva essere un angelo. Ma lui non aveva mai conosciuto angeli. E lei era troppo bella e intraprendente per essere una brava ragazza. Chi era? Cosa voleva? La mandava qualcuno? O la vita non le aveva forse rubato la voglia di vivere?
Gli disse disinvolta: "Ti ho visto andare e venire dalla cucina. Come fai a mangiare tutte quelle fragole?"
Lui non si aspettava di venire coinvolto da chi gli stava intorno. E non era bravo a parlare. "� un modo come un altro per tenermi occupato. Preferisco tenere in mano una coppa di fragole che un bicchiere mezzo vuoto."
"Come ti chiami?", gli chiese. "I nomi non sono importanti," rispose lui.
Venivano da mondi troppo diversi. Forse cercavano la stessa cosa, ma non erano in grado di comunicare. Cos� come era apparsa, lei scomparve. A lui rimase la coppa con le fragole.
Era piovuto qualcosa di cui conosceva solo l'odore. Ma lui aveva un grande ombrello. Per un attimo lo aveva avvolto il profumo di un frutto mai assaggiato. Non lo aveva colto. Sent� nascere il desiderio di risentire quel profumo.
Aveva una lunga esperienza di fragole con panna. Continu� a usare quelle. Non si poteva avere tutto. Tutto, subito.
� 1990-1993 Michele C. Battilana